martedì 17 settembre 2013

LA GIUSTA CORNICE

''Cambia l'intensità della luce e l'estate si fa sempre più lontana;
arriva settembre, portando con se venti d'autunno
che più in là ci chiuderanno dentro le case.
D'improvviso, quella canzone ascoltata milioni di volte è ormai passata.
Si fa strada una melodia più tranquilla, più consona, diversa: 
la giusta cornice per questi giorni in cui il melograno è maturo
e il vigore degli alberi pare in qualche modo venir meno.
Riaprono i cancelli delle scuole,
milioni di ragazzi tornano su libri che aiuteranno a forgiare il loro futuro
mentre chi già li ha letti attende speranzoso che i bagliori di Natale
rischiarino un po' l'atmosfera''.

"A Different room" è tratta dal nuovo album dei Travis, intitolato "Where you Stand".

venerdì 1 marzo 2013

FESTIVAL DI SANREMO 2013


Luciana Littizzetto (Torino, 29 ottobre 1964, Scorpione) e Fabio Fazio (Savona, 30 novembre 1964, Sagittario),
già collaudata coppia di Raitre in "Che tempo che fa", hanno confermato il buon affiatamento anche alla
conduzione dell'evento musicale italiano per eccellenza.
Contrariamente a quanto mi sarei aspettato, quest'ultimo festival di Sanremo è stato uno di quelli di cui effettivamente ci si ricorderà, se non altro per la conduzione di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. La strampalata coppia è infatti riuscita a mettere in piedi una manifestazione che potenzialmente aveva diversi punti di forza, primo fra i quali il fatto di poter presentare due canzoni per artista, una delle quali avrebbe poi avuto accesso alla finale. Pure valida la trovata di dedicare spazio ad alcuni mostri sacri del Festival, dicasi Toto Cutugno, Albano (per la verità di lui avremmo fatto volentieri a meno) e i Ricchi e Poveri, poi non intervenuti per l'improvvisa quanto sconcertante dipartita de giovanissimo figlio di Franco Gatti. Ad ogni modo Cutugno in particolare, ripresentando dopo 30 anni "L'italiano", ha ben reso l'idea della potenza di Sanremo: una gara dove le canzoni che riescono a sfondare entrano di diritto nell'immaginario musicale collettivo, diventando automaticamente degli evergreen. Peccato però che fra i brani presentati in questa edizione non ci sarà l'erede di tale pezzo, anche se abbiamo comunque ascoltato qualche discreta canzone, a partire dal vincitore Marco Mengoni, con "L'essenziale", passando per quanto proposto da Raphael Gualazzi, Max Gazzé, Maria Nazionale, Almamegretta. Per quanto concerne i risultati, un motivo di disappunto potrebbe essere invece rappresentato dalle giurie cosiddette 'di qualità', dove il voto di elementi come Eleonora Abbagnato rischia di avere un peso eccessivo, ma questo è il gioco del Festival: se vota il pubblico da casa i critici non sono contenti, se c'è la giuria di qualità non è contento il pubblico a casa, e se si trova l'escamotage di bilanciare il voto di entrambe le categorie, com'è accaduto quest'anno, finisce che a non essere contenta è quella fetta di gente che di musica ne capisce davvero qualcosa. Ma torniamo per un attimo alla trovata di far cantare due canzoni ad ogni artista in gara: nella maggior parte dei casi è curioso notare che a passare il turno (una delle due canzoni veniva infatti eliminata dopo un primo ascolto), sia stato proprio il pezzo più valido; solo per gli Almamegretta (con un bel brano dei Tiromancino) e per Annalisa il risultato andava assolutamente sovvertito. Pure buona cosa che l'autorevolezza di un nome fra gli autori non abbia automaticamente imposto il passaggio del brano, nel senso che al pezzo del compianto Lelio Luttazzi per Simona Molinari, piuttosto che a quello di Gianna Nannini per Marco Mengoni, sono state preferite le altre canzoni, decisamente più belle; nel caso di Mengoni poi, non c'era proprio storia: il brano presentato era ed è cento volte meglio. E infatti ha meritatamente vinto, grazie anche all'interpretazione ad effetto dell'affascinante e talentuoso Marco, che ha sfoggiato voce ed eleganza impeccabili incantando praticamente tutti, tranne i soliti detrattori che lo hanno ingiustamente bollato come cantante da reality e quindi automaticamente votato dalle ragazzine; niente di più sbagliato, anche per il fatto che Mengoni è uscito da "X-Factor", dove trionfò, da ormai quasi tre anni. Ma è troppo difficile per i soliti giornalisti che ormai fanno muffa all'Ariston dai tempi antichi dire che stavolta ha vinto il più meritevole: loro, quelli da cui il Festival dovrebbe davvero svecchiarsi, tifavano in massa Elio e le Storie Tese, tanto da fargli vincere l'ambito premio della Critica. Per carità, Elio è simpatico, ma le sue canzoni non aggiungeranno mai nulla al mercato, voglio dire: benché gli Elii siano ottimi musicisti, non è da dei pagliacci come loro che nascerà la canzone destinata a diventare uno degli evergreen sanremesi citati all'inizio del post! E sempre a proposito di evergreen: una menzione speciale la merita la bella serata del venerdì, dedicata alle canzoni ed ai personaggi che hanno fatto la storia del Festival; da "Almeno tu nell'universo" di Mia Martini, per l'occasione ricantata neanche così eccezionalmente dalla novella Chiara Galiazzo, fino ad arrivare agli stessi Elio e le Storie Tese i quali, con l'ausilio di Rocco Siffredi (sì, proprio lui), hanno riproposto "Un bacio piccolissimo". Bene anche Marta sui Tubi, con la sempre incantevole ex-Matia Bazar Antonella Ruggiero, esibitisi in "Nessuno" e gli Almamegretta, in una riuscitissima quanto coinvolgente versione reggae de "Il ragazzo della via Gluck" di Celentano. Uno spettacolo godibilissimo, e quando è arrivato il turno di rivedere i 'figli d'arte' che maldestramente presentarono l'edizione del 1989, i veri appassionati di Sanremo non hanno potuto che provare una grossa nostalgia: in quell'edizione, vinta da Oxa/Leali con "Ti lascerò", passarono infatti pezzi come "Cosa resterà degli anni '80" di Raf, "Canzoni" di Mietta, la succitata "Almeno tu nell'Universo" di Mia Martini, "Non finisce così" di Riccardo Fogli, "Rifarsi una vita" di Sergio Caputo, "Le ragazze come me" dei Meccano, "Il poeta" di Marina Arcangeli... insomma: tanti di quei gioielli musicali che a definire Festival della canzone quello di adesso ci sarebbe di che vergognarsi! Simpatico ed azzeccato comunque, come si diceva, il connubio Littizzetto-Fazio: lui in particolare quando si è lasciato andare a qualche riuscita imitazione, abbandonando per un attimo la compostezza che è solita contraddistinguerlo, lei quando ha avuto modo di fare battute non antecedentemente preparate. E a 'benedire' la loro conduzione, sul prestigioso palco, anche uno 'stinto' Pippone nazionale che in quanto a favella è più arzillo che mai! I soliti ospiti illustri hanno a loro volta salutato la marea di telespettatori che ha sancito il trionfo di quest'edizione (si parla di uno share con punte vicine al 50% per circa 13'000'000 di contatti): l'ormai internazionale Andrea Bocelli, la giovanissima pianista inglese Birdy, Asaf Avidan, lo sportivo di turno e persino l'ex première dame Carla Bruni, ormai tirata come un pollo allo spiedo. Se nei big ha trionfato Marco Mengoni, fra i giovani - che al solito si sono esibiti a tarda ora -  la vittoria è andata ad Antonio Maggio, con la cabarettistica "Mi servirebbe sapere"; tutto sommato era giusto così, ma non si possono non citare i brani "Le parole non servono più", de Il Cile (il cui testo è stato premiato come il migliore dell'interna Manifestazione) e/o quello di Andrea Nardinocchi, "Storia impossibile", non fosse altro che per l'ottima e modernissima struttura musicale. E sempre a proposito di 'moderno', in fin dei conti questo è l'aggettivo più indicato per descrivere l'edizione appena conclusasi: anche se forse fra gli artisti sono mancati i grandi nomi e le canzoni destinate a passare alla storia appartengono ad altre edizioni, lo spettacolo offerto è piaciuto un po' a tutti, giovani inclusi, e l'epilogo della gara è più che mai confermato dalla vendite dei dischi, visto che Marco Mengoni svetta primo nelle classifiche i-Tunes da ormai 15 giorni! Un ultimo appunto, che però ricorre già da qualche anno a questa parte: la stellare scenografia, pur elegantissima, mancava un po' di luce mentre sul palco, benché si fosse a Sanremo, non si sono visti i bei fiori che da sempre rappresentano il simbolo di questa città, e di conseguenza dell'adorato Festival!

La bella canzone "L'essenziale" di Marco Mengoni (Ronciglione, VI, 25 dicembre 1988, Capricorno),
trionfatrice assoluta di questa 63.ma edizione del Festival.


Almamegretta Mamma non lo sa - 6
Annalisa Scarrone Scintille - 4
Chiara Galiazzo Il futuro che sarà - 4
Daniele Silvestri  A bocca chiusa -
Elio e le storie tese La canzone mononota  -
Malika Ayane E se poi -
Marco Mengoni L'essenziale - 8
Maria Nazionale E' colpa mia  - 6
Marta sui tubi Vorrei - 5.5
Max Gazzè Sotto casa - 6
Modà Se si potesse non morire - 5
Raphael Gualazzi Sai (ci basta un sogno) - 7
Simona Molinari con Peter Cincotti La felicità - 5
Simone Cristicchi La prima volta (che sono morto) - 2


giovedì 3 gennaio 2013

IL JUKEBOX DI BRUNO MARS

"Unorthodox Jukebox" è il nuovo lavoro di Bruno Mars, che esce a poco più di due anni dal plurivenduto album "Doo-Wops & Hooligans (2010). Per tutti coloro i quali si aspettano un Mars dalla faccia pulita in perfetto stile "Just the way you are", va però detto che i toni spensierati del disco d'esordio sono stati abbandonati in favore di un sound decisamente black, supportati inoltre da un'immagine 'sciupata' che profuma di ghetti malfamati e non più di sorrisi e cuoricini. Le canzoni di questo disco sono comunque nella maggior parte dei casi favolose: si parte dal singolo di lancio "Locked out of Heaven", musicalmente e nella vocalità vicino allo stile dei Police, per poi passare a brani quali "Moonshine" e/o "Money make her smile" dove Mars - co-autore di tutti i pezzi che compongono il lavoro - per ispirazione ed interpretazione ricorda il miglior Michael Jackson. Benchè l'album sia da lui stesso stato intitolato (e quindi definito) una sorta di jukebox atipico e per l'appunto poco ortodosso, il comune denominatore che lo caratterizza è senz'altro un massiccio ritorno alle sonorità Motown di fine anni '70, del tipo George Benson o giù di lì. In un tripudio di bassi e batterie che regala un'emozione dopo l'altra, Bruno Mars mette a segno un gran bel colpo pubblicando un disco straordinario.

****/*****
Spetta a "Locked out of Heaven", già numero uno negli Stati Uniti,
il compito di lanciare l'ultima fatica discografica di Bruno Mars
(vero nome Peter Gene Hernandez, Honolulu, 8 ottobre 1985).

Tracklist:
 1. Young Girls
 2. Locked out of Heaven
 3. Gorilla
 4. Treasure
 5. Moonshine
 6. When I was your man
 7. Natalie
 8. Show me
 9. Money make her smile
10. If I knew




Sito ufficiale: www.brunomars.com

mercoledì 26 dicembre 2012

VERSO LA LIBERTÀ


Questa tartaruga, o testuggine che dir si voglia,
è sospinta dal proprio istinto verso la salvezza,
per lei rappresentata dal mare.
Lentamente, passo dopo passo,
cercando di stare attenta ad eludere ogni insidia
ella continua ostinatamente il suo cammino.
Ce la farà a superare i pericoli?
A farsi beffe dei predatori?
Riuscirà ad avvicinarsi sempre di più all'acqua,
fino a toccarla e a sentirsi così
libera di vivere in un mondo perfetto per le sue esigenze?
 Non si sa, ma intanto lei seguita a camminare. 
Così è la nostra vita:
abbiamo anche noi un traguardo da raggiungere.
Certo, la Salvezza non è rappresentata dal mare,
ma dal Cielo.
Dovremo quindi a nostra volta eludere insidie,
superare pericoli, farci beffe dei 'predatori'...
E ogni tanto qualcuno si perderà per strada,
per un motivo o per l'altro.
Forse non è quello che avremmo sognato,
ma non ci resta che accettarlo
e continuare a camminare
verso la Libertà.
In fondo il mare - e il cielo -
non sono poi così lontani.  







A tutti coloro che leggeranno questo post, auguro di cuore tanto Amore
e un Nuovo Anno 2013 all'insegna della Libertà...  

venerdì 24 agosto 2012

MADONNA IN CONCERTO A ZURIGO


La lunga attesa sta per essere premiata... 



                         
        Locandina del Tour e biglietti (costo fr. 129,35 cadauno)


Poco dopo le 20.30 di sabato 18 agosto 2012 al Letzigrund Stadio di Zurigo
ha ufficialmente inizio l'unica tappa svizzera del MDNA Tour. A dare il via
all'evento il brano "Girl gone wild".

Quando si è sparsa la notizia che dopo quattro anni di assenza Madonna sarebbe tornata in Svizzera per un concerto, insieme con un caro amico che tempo addietro io stesso ho contagiato di "madonnamania" si decide di andare a vederla; d'altro canto non capita tutti i giorni che la popstar più famosa del pianeta faccia tappa qui da noi, pertanto prenotiamo i biglietti con largo anticipo e sabato 18 agosto partiamo di buon mattino alla volta di Zurigo. Uno splendido sole rende più piacevole un viaggio in auto durato poco meno di 4 ore. Arriviamo in città verso le 14.00, cerchiamo parcheggio e poi ci dirigiamo subito al Letzigrund Stadio per verificare l’entrata giusta. Neanche un centinaio di fan alle porte lasciano presagire ad una sorta di mezzo flop, specie in considerazione del fatto che Stefano, l'amico di cui sopra, qualche settimana prima ha visto Madonna a Milano e mi fa notare che appena arrivato già c'erano una marea di fan fuori San Siro. In fondo io sono però poco interessato al pubblico; per me si tratta del primo super concerto ed esordire con la più grande icona pop di tutti i tempi mi rende terribilmente nervoso. Sarà come l'ho sempre sognata oppure mi deluderà? In fondo se fino ad ora non l'ho ancora vista è perché fondamentalmente ho sempre avuto il timore che la realtà non sia all'altezza dell'ideale che mi sono fatto! Anyway, nelle vicinanze ci sono alcune bancarelle con la merce del fan club: fra i vari gadgets, noto una t-shirt luccicante che mi colpisce in modo particolare tuttavia, per questioni di raggiunti limiti d'età, lascio perdere (ne comprerò un'altra con la scritta "Boy gone wild", visto che per 'fare i selvaggi' non si è mai troppo vecchi). Per rifocillarci mangiamo qualcosa e mentre Stefano si assenta un momento ne approfitto per chiamare mia cugina e farle gli auguri per i suoi 50 anni. Tutt'intorno comincia ad esserci un bel movimento. Per poterci accaparrare i posti migliori molliamo il piatto e ci dirigiamo ai cancelli. L'attesa è ancora lunga: incontriamo amici madonnari, ripristiniamo le risorse idriche, con il cuore che improvvisamente sobbalza alla gola la sentiamo mentre prova i pezzi in lontananza... insomma: l'energia che Madonna riesce a scatenare non è stata mai così palpabile. L'adrenalina continua a salire e alle 16.30, quando aprono i cancelli, corriamo a più non posso per raggiungere i posti migliori. L’entrata allo stadio è a dir poco emozionante; lancio un urlo da guinness dei primati. Arriviamo alle transenne subito dopo la ‘golden circle’ (posti a cerchio privilegiati e molto costosi riservati a pochi): non avremmo potuto trovare miglior collocamento! Si simpatizza con due ragazzi che lavorano a Zurigo, lui è messicano, lei ha origini canadesi. C'è bella gente intorno e ne continua ad arrivare. Chi con la maglietta di qualche altro concerto, chi con foto dei periodi anni '80 e '90,  lesbiche, gay, famiglie intere cosiddette tradizionali, insomma: quel che si dice un vero e proprio pubblico eterogeneo. Apre le danze Martin Solveig, dj di fama mondiale nonché co-autore di alcuni brani dell’ultimo album di lady Ciccone, il quale mixa abilmente dette canzoni con altri grandi successi, vedi Avicii, David Guetta, l'iper-inflazionato Gotye. Ulteriori (meravigliosi) intermezzi musicali affidati a pezzi storici di Michael Jackson e Diana Ross. Madonna dovrebbe arrivare alle 20.30 ma sappiamo che ha sempre almeno un'ora di ritardo... e invece alle 20.40, minuto più minuto meno, sul palco scende un incensario, parte la base e di lì a poco arriva lei, tutina e cappello qualche ora prima mentre provava, ora magnetica diva che fa il suo ingresso sulle note di ”Girl gone wild”: roba da togliere il fiato! Urlo nuovamente fino a sgolarmi, poi mi giro; è passata solo una mezz'ora dall'ultima volta che l'ho fatto ma ora dietro di me c'è una fiumana di gente che così tanta non ne avevo mai vista, tutti sotto un cielo che intanto si fa serale e stellato mentre Madonna porta in scena "Gang Bang" e altri brani tratti dall'album MDNA. Intermezzo social politico in favore delle Pussy Riot, gruppo musicale russo severamente punito per atteggiamenti un po’ troppo sfrontati e libertini; Madonna dice che nella vita vanno prese delle posizioni e fa riferimento alla neutralità elvetica, sortita poco felice visto che spesso anche chiamarsi fuori può voler dire avere un’idea ben precisa poi, conscia del fatto che non potrà cantare e ballare in eterno, con voce un po’ rotta promette di dedicare il resto della sua vita a combattere contro ogni tipo di discriminazione. La gente applaude. Lo show continua, scenografie a tratti grottesche e circensi, balletti, cambi d’abito, tanto famigerato playback da far venire un’ulcera perforata al già inacidito Elton John si alternano a momenti decisamente più buoni, come lo slow version sensuale e un po’ decadente di "Like a Virgin", brano che nel 1985 la consacrò mondialmente eseguito in maniera impeccabile e con tanto di spogliarello, piuttosto che la messa in scena del nuovo singolo "Turn up the radio" o quella di classici quali "Vogue" e/o "Human Nature".  E di natura umana Madonna sembra voler parlare anche nel tanto criticato video di “Nobody Knows me” (http://youtu.be/v3ApCeN7M7c), quello che le è costato una causa con Marine Le Pen, esponente di destra del governo francese. Sullo schermo i volti di ragazzini uccisi(si) poiché gay si alternano a quelli di papa Ratzinger e della succitata Le Pen, o a quello della stessa Madonna adattato ad un’infinità di etnìe, quasi a volerci ricordare che siamo tutti la faccia di una medesima medaglia, molto spesso piena di contraddizioni. A fare davvero la differenza è il vero Amore, quello non terreno. Emozionante, toccante. Si prosegue con pezzi del nuovo repertorio: "I'm a Sinner", "I don't give A" con tanto di contributo video da parte di Nicky Minaj, "I'm addicted", "Express yourself" riveduta e corretta con l'inserimento di "Born This Way" che Lady Gaga le ha plagiato. Arriva quindi il momento di “Like a Prayer”, la canzone che le riesce meglio: appena parte ripenso a quando la sentivo venticinque anni prima e mi chiedo cosa sia rimasto di quel ragazzo: parecchio in fin dei conti. Mi sento rincuorato & rassicurato. Quanto a Madonna, ogni incertezza è fugata: lei è una realtà che va di pari passo con il sogno che rappresenta. Se non canta come Céline Dion non è un problema, tanto nessuno va ai suoi concerti in cerca di sublimi gorgoglii, da lei ci si aspetta ben altro e chi la ama non può rimanere deluso dal suo spettacolo. Arriva il gran finale con “Celebration”: luci, colori, una portentosa iniezione di energia benché si sia giunti in chiusura. Terminato il brano Madonna scompare. Sono circa le 23.00 quando abbandoniamo quel luogo di ritrovo dove in 40'000 abbiamo applaudito un mito e in effetti, malgrado venga costantemente attaccata, Madonna va considerata tale poiché più di ogni altro artista rappresenta la quintessenza del gusto della gente. In lei, che da quasi 30 anni canta i nostri sogni e le nostre trasgressioni più segrete, volenti o nolenti ci possiamo rispecchiare un po’ tutti. “Nobody knows me” insegna.


Particolarmente intensa la slow version di "Like a Virgin"


I momenti salienti del concerto 




lunedì 28 maggio 2012

'AMICI' - QUANDO LA TV DÀ IL SUO PEGGIO

Alcuni dei talentuosi partecipanti della primissima edizione di "Saranno Famosi", poi divenuto "Amici"
per motivi di diritti d'autore. Tutti i giovani si presentavano per una materia, per esempio 'canto',
ma durante l' "anno scolastico" venivano istruiti anche in altri settori: danza, recitazione, musical.
Al termine del programma un alunno considerato valido sapeva distinguersi in tutte le discipline.
Al centro l'ideatrice e conduttrice del programma: Maria de Filippi (50 anni).

C'era una volta "Saranno Famosi", poi divenuto "Amici" per motivi di Copyright. Da questo programma, ai suoi esordi intelligentemente lontano dalle polemiche e dai contenuti da salotto di terz'ordine che avrebbero preso il sopravvento nelle edizioni a venire, uscirono ragazzi straordinariamente dotati: Valeria Monetti, duttile attrice in grado di cantare canzoni nella medesima tonalità di Mina, ora acclamata nei suoi spettacoli teatrali; Leon Cino, ballerino di valore che per alcune stagioni ha gravitato nel programma come professionista; Ambeta Toromani, leggiadra e a sua volta validissima dancer di classica pure ripetutamente confermata nel cast della trasmissione; Karima (Ammar), cantante di spessore ripresa in gara questa stagione nonchè artista capace con la sua voce di impressionare persino Burt Bacharach ma puntualmente perdente contro altri giovani che con il talento non c'entrano granchè. Quest'anno poi si sono toccati livelli davvero imbarazzanti: la finta-cattiva 'professoressa' di danza Alessandra Celentano (per la verità ci gioca a fare la severa ma pretende più che altro un'auspicabile professionalità), aveva nella sua schuderia una ballerina, tale Francesca Dugarte, nata in Venezuela ed effettivamente dotata di un certo talento; fra i ragazzi invece i professori si sono prodigati per far esibire al meglio elementi poco dotati, o comunque con parecchie lacune, quali Nunzio Perricone, Jonathan Gerlo e il meno peggio, il diciannovenne vincitore Giuseppe Giofrè, che ha fatto salire alle stelle i battiti cardiaci del professore Garrison Rochelle e che, in finale con la succitata Francesca, essendo effettivamente di bella presenza ha conquistato i voti di tutte le ragazzine che seguono il programma. Ma ci sono altri spunti su cui vale la pena di riflettere: per prima cosa, passando per un attimo ai cosiddetti 'big' (i ragazzi usciti da "Amici" che hanno già raggiunto il successo), lo sconcerto di scorgere una superospite come Sharon Stone che piange davanti ad un'esibizione della pur vocalmente dotata Alessandra Amoroso; reazione che sostanzialmente può voler dire due cose. Uno: la Stone attraversa un periodo di depressione talmente forte che il solo cinguettìo di un passero le fa versare fiumi di lacrime. Due: nessuno - membri dell'Academy Awards inclusi - si è ancora reso conto che in realtà la Diva americana è la più grande attrice di tutti i tempi. Ad ogni modo e al di là di questo, vedere la mitica Arena di Verona in esaltazione per il nulla, o poco più, è stato quasi un 'dolore'. Quel palco che, attraverso lo storico Festivalbar, ha visto avvicendarsi i più grandi cantanti italiani e stranieri di sempre, ridotto a fare da sede per l'epilogo di un mix fra contenitore, reality di basso ordine e 'bimbiminkia' agguerriti che pensano di essere delle star planetarie. E Maria, padrona di casa un tempo deliziosamente timida, si lancia ora in improbabili passi di danza, canta, mette in scena il triangolo dell'anno fra la cantante Emma Marrone, quella cannocchia di Belen Rodriguez e il ballerino Stefano Di Martino e in più, come se tutto questo già non bastasse, durante le puntate finali chiama parenti e giornalisti ad elencare le innumerevoli doti dei suoi pargoli da che hanno emesso il primo vagito ai giorni attuali. Si scopre così, parola di una decina fra i più quotati critici musicali accreditati alle migliori testate con tanto di bigliettino di appunti alla mano, che Pierdavide Carone è il più grande cantautore italiano degli ultimi periodi... certo, non che ci si limiti a dire che il ragazzo ha della stoffa: è proprio il più grande! E lui, modesto, si lancia in una reinterpretazione di "Another brick in the Wall" dei Pink Floyd. Per non parlare di Valerio Scanu, tanto presuntuoso da parlare di manager come se fosse Madonna e battibeccare in diretta con il sempre mitico Mauro Coruzzi-Platinette, reo di avergli detto che in fin dei conti il suo disco andrebbe più che altro lanciato dalla finestra: cose da film horror o giù di lì. La spocchia poi di un'Emma Marrone ormai eroina nazionale che si lancia in considerazioni da donna vissuta scagliando anatemi contro la rivale Rodriguez o di Alessandra Amoroso, poco prima elogiata per la sua incommensurabile umiltà, agghindata invece durante l'esibizione come se avesse dovuto presentarsi alla Cerimonia degli Oscars è tutto dire. Meglio, e alcuni critici almeno questo lo hanno capito, chi ancora mantiene i piedi un po' per terra, alias Annalisa Scarrone. Ad ogni modo, e questa è la cosa che conta, i giovani comprano i loro dischi, quelli del simpatico Marca Carta e di Emma in primis. Tutti gli albums dei protagonisti sono in classifica e Mediaset non fa che sottolinearlo ossessivamente. Peccato però nessuno sottolinei come invece la compilation di quest'anno, se non avesse avuto il traino delle canzoni proposte dai ragazzi cosiddetti "big", sarebbe rimasta in gran parte a far polvere sugli scaffali dei negozi (o sul sito I-tunes da dove viene scaricata). Segno che il talento in questa edizione del programma non è mai stato molto di casa. Certo, perchè fra i 'pulcini', quelli che cioè big ancora non lo sono, non ce n'era uno, neanche uno che avesse davvero la capacità di bucare in qualche modo lo schermo. Tale Carlo, per sua stessa ammissione cresciuto a pane e Whitney Houston, ha la voce calda ma manca totalmente di presenza scenica; Ottavio, suo antagonista per il titolo di vincitore, ha un timbro possente ma è ben poco personale mentre Gerardo, il vincitore effettivo nonchè pupillo della talent-scout (?) Mara Maionchi, ha messo tutti d'accordo, nel senso che non avrebbe dovuto vincere il programma! Con che criterio Rudy Zerbi, la stessa Maionchi e Grazia Di Michele abbiano scelto questi ragazzi non è lecito saperlo ma, ascoltandoli, c'è davvero da sperare che nessuno diventi un nome influente del panorama musicale italiano poichè se passa ancora questo tipo di messaggio, per la musica, per gli artisti veri che ci provano seriamente e che hanno del talento effettivo, sarebbe una grossa mazzata. Maria de Filippi ha recentemente dichiarato di soffrire di ‘ansia da risultato’, nel senso che si agita per i numeri dei suoi programmi che vuol vedere sempre primeggiare. Beh, per quanto concerne “Amici” un consiglio per risolvere il problema alla radice sorge spontaneo: basta concluderlo una volta per tutte! Così la signora si risparmia i tormenti degli indici di ascolto e noi tutti possiamo sospendere l'assunzione di antiemetici. Scherzi a parte, sarà senz'altro stata sollevata dall'aver nuovamente segnato uno share di tutto rispetto durante le due serate finali trasmesse da Verona, ma qualcuno dovrebbe renderla attenta sul fatto che un motivo d'ansia, per chi tanto spesso utilizza il termine talento, potrebbe essere rappresentato dal fatto di aver proposto uno spettacolo pessimo, una sagra del kitsch spesso melensa e dall'oggettivamente esiguo valore artistico. Questo dovrebbe infastidirla! Ma purtroppo è ormai più che palese che l'intenzione con cui viene confezionato il 'talent' è a questo punto ben diversa da quella che animava lo staff ai tempi degli esordi. La de Filippi, da donna intelligente qual'è, di sicuro lo ha notato, ma evidentemente le fa comodo co$ì.

La mitica Arena di Verona, fino a qualche anno fa storica location del mitico Festivalbar,
ora cornice della finale della trasmissione Mediaset.

domenica 27 maggio 2012

DONNA SUMMER WE LOVE YOU

Non poteva che essere nata la notte di San Silvestro, il 31.12.1948 per la precisione, notte in cui ci si appresta a salutare il nuovo anno facendo festa... proprio lei, che ha fatto ballare il mondo intero. Nativa di Boston, LaDonna Andre Gaines lascia l'America nel 1968, sposa Helmut Sommer e viene scritturata nella versione tedesca del musical 'Hair'. Il suo talento viene immediatamente notato da Giorgio Moroder, che le procura un contratto discografico con la leggendaria Casablanca Records; qualche tempo dopo diventa Donna Summer, la cantante che vende 140 milioni di dischi e vince 5 Grammy Awards. A renderla una star* ci ha pensato il classico "Love to love you baby", ammiccante brano del 1975 che lanciò il genere discomusic, cui hanno fatto seguito successi ancora richiestissimi come "I feel love", "Bad Girls" e "Hot Stuff". Insieme a Gloria Gaynor e ai Bee Gees, Donna diventa icona indiscussa di un periodo che passerà alla storia, quello delle discoteche e delle luci sfavillanti fino all'alba, del divertimento sfrenato, dell'emancipazione femminile (e non) attraverso la musica. 

"Hot Stuff", brano emblema di un'intera generazione che l'ha incoronata Regina della Discomusic!

Terminata la collaborazione con Moroder, ormai lanciatissima entra a far parte della scudera di Quincy Jones, uno fra i nomi più influenti della black-music dell'epoca. Questo matrimonio artistico, sancito da un contratto stellare firmato con la Geffen Records, genera canzoni che le permettono di proseguire il suo percorso artistico virando verso una nuova fase della sua carriera, più orientata al funky e al pop. I numeri le danno ragione e brani come "The Wanderer" (1980), "Love is in Control - finger on the trigger (1982) e "She works hard for the money" (1983), macinano records e premi. 

Nel 1980 a spopolare è il brano "The Wanderer".  

Dopo la seconda metà degli anni '80 una presunta querelle (da lei sempre smentita) secondo cui avrebbe criticato il mondo gay la allontana per un po' dalle scene, ma Donna non è mai stata tipa da lasciarsi andare e, in effetti, pezzi come "Dinner with Gershwin" (1987) ma soprattutto "This time I know It's for real", del 1989, la riportano rapidamente in cima alle charts di mezzo pianeta. In seguito la cantante preferirà dedicarsi principalmente al suo ruolo di mamma, non rinunciando però del tutto alla carriera. Fra il 1991 e il 2000 pubblica 3 dischi: "Mistaken Identity", il delizioso album natalizio "Christmas Spirit" e "I'm a  Rainbow".

Il famoso trio di produttori Stock-Aitken-Waterman, che ha dettato legge negli anni '80/'90,
ha rilanciato Donna Summer attraverso la mega-hit "This time I know it's for Real" (1989).

Nel 2008 esce l'album "Crayons", nel quale Donna cerca di raccontarsi in maniera più personale senza abbandonare il ritmo. Questo disco, accolto benevolmente dalla critica ma un po' più tiepidamente dal pubblico, contiene fra gli altri un brano autobiografico in cui la cantante prova a descrivere le fasi più difficili della sua esistenza. La canzone, "Be myself Again", sebbene non baciata dal successo commerciale, per la grande intensità entra di diritto fra le sue più rappresentative e in effetti, quando la porta in tour, raccoglie ovunque lusinghieri consensi.

Dall'album "Crayons", portato in giro per il mondo attraverso il suo tour del 2008 (qui in una tappa di Parigi),
vale la pena di ascoltare l'autobiografica "Be myself Again". 

In tempi recenti, con il mercato discografico inesorabilmente votato alla miriade di starlettes senza arte nè parte che vi gravitano, Donna Summer ha continuato a scrivere la sua musica, sempre esibendosi in spettacoli di notevole livello per la gioia di quei tanti fan delle cui notti danzanti ha superlativamente scritto la colonna sonora. Nel 2010, qualche anno dopo essere entrata nella Dance Music Hall of Fame insieme ai Bee Gees e a Barry White, torna in vetta alle Billboard Charts con il brano "To Paris with Love" (http://youtu.be/tGoZNmtlOt0) quindi, insieme ad alcuni fra i più grandi nomi dello showbiz made in USA, partecipa al mini-concert David Foster & Friends, snocciolando con professione e scioltezza alcuni suoi pezzi per poi colloquiare simpaticamente con il pubblico e quindi lanciarsi in un duetto con il cantante nigeriano Seal, interpretando il più grande successo di lui, "Crazy": roba da far venire i brividi. Sgomento e grande tristezza un po' ovunque quando, lo scorso 17 maggio, si sparge la notizia della sua scomparsa. Eppure, proprio vedendo questa spettacolare esibizione e ripensando alle sue tante canzoni, l'impressione preponderante (e rassicurante) è che nemmeno la morte riuscirà mai ad oscurare la portentosa energia scaturita dall'artista Donna Summer. E se è vero che in Paradiso ci sono le discoteche, già sembra di sentire in lontananza gli echi di uno Studio 54 dal quale provengono le grida di gioia di chi sta ballando fino all'alba... sulle note di "Hot Stuff", ovviamente!

 
Donna Summer interpreta "Unbreak my heart" di Tony Braxton  e, in seguito,
con il collega Seal si cimenta nel successo di lui "Crazy".