giovedì 23 febbraio 2012

FESTIVAL DI SANREMO 2012

Amici di vecchia data: Gianni Morandi (vero nome Gian Luigi Morandi, Monghidoro, 11 dicembre 1944)  insieme con l'inossidabile 'molleggiato' Adriano Celentano (Milano, 6 gennaio 1938), superospite acchiappa audience.
Alla fine l’ha spuntata Emma, terza reduce da reality che vince un Festival di Sanremo (prima di lei, Marco Carta e Valerio Scanu). La sua canzone “Non è l’inferno”, scritta da Francesco Silvestri dei Modà, ha superato una sorprendente Arisa (“La notte”) e la rossa Noemi, a Sanremo con un brano di Fabrizio Moro intitolato “Sono solo parole” che, grazie al voto della sala stampa denominato “golden share”, ha estromesso dal podio l’improbabile duetto Gigi D’Alessio-Loredana Bertè. Quinto un altro ‘figlio di Maria de Filippi’ presentatosi con Lucio Dalla, ossia Pierdavide Carone, mentre al sesto posto si è classificata Dolcenera con “Ci vediamo a casa”. Ma andiamo con ordine: il secondo Festival presentato da Gianni Morandi lo hanno introdotto, per la verità piuttosto volgarmente, i comici Luca e Paolo, già presenti lo scorso anno. Dolcenera ha poi aperto ufficialmente la gara che se tutto fosse filato liscio avrebbe dovuto, attraverso i voti del gruppo di ascolto presente al teatro Ariston, ridurre i big in gara da 14 a 12; qualcosa tuttavia non ha funzionato per cui le votazioni sono state rimandate al giorno dopo. Ascoltate sette canzoni è quindi entrato in scena Adriano Celentano, che in un monologo di quasi un’ora ha esposto le sue in parte condivisibili tesi sollevando, fra le altre cose, un vero e proprio polverone nei confronti di giornali come ‘Avvenire’ e ‘Famiglia Cristiana’: stizziti alcuni cantanti, Francesco Renga in primis, che hanno dovuto attendere il termine del 'sermone' per presentare il loro brano. Ad ogni buon conto il Gianni nazionale, con l’ausilio del comico Rocco Papaleo, ha portato a casa la serata con dignità e gli ascolti stellari (quasi un televisore su due era sintonizzato sul Festival) hanno dato ragione alla sua formula, presenza del succitato Celentano inclusa. Per quanto concerne le canzoni, dopo un primo ascolto sembrano colpire in modo particolare quelle di Arisa e Noemi, ma anche la melodia di Dolcenera, il bel canto di Eugenio Finardi e Francesco Renga, la grinta della stessa Emma… Meno riusciti appaiono invece gli abbinamenti D’Alessio-Bertè, Carone-Dalla piuttosto che i pezzi simil-impegnati tipo quello di Irene Fornaciari (scritto da Davide Van De Sfroos) o quello rockeggiante dei Marlene Kuntz. I brani vengono comunque tutti quanti riproposti nel corso della seconda serata, durante la quale – fra le altre cose – ricompaiono Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez, fondamentali pedine senza le quali il Festival non avrebbe di certo potuto aver luogo (….). Tocca quindi a quattro degli otto giovani in gara proporre i loro pezzi in uno scontro a due deciso dal televoto che, fra le altre cose, a giochi fatti premierà il peggiore della Manifestazione, alias Alessandro Casillo (con “È vero”) mandando invece a casa la più brava, ossia Giordana Angi (“Incognita poesia” la sua intensa canzone). Fra le proposte più interessanti, oltre a quella della Angi, va comunque citato il brano “Guasto” di Marco Guazzone, mentre meno comprensibile risulta l’assegnazione del premio della Critica alla comunque graziosa Erica Mou, che ha presentato “Nella vasca da bagno del tempo”. Per quanto concerne la parte comica, oltre alla presenza fissa di Papaleo, il duo ‘I soliti idioti’, ha messo in scena alcune gag abbastanza riuscite alternandole ad altre di dubbio gusto. Ecco quindi arrivare le prime eliminazioni: Irene Fornaciari, Gigi D’Alessio/Loredana Bertè, Pierdavide Carone/Lucio Dalla e Marlene Kuntz ma, come facilmente prevedibile, D’Alessio e Dalla saranno poi ripescati e a dover rinunciare alla Finale, oltre ai Marlene Kuntz ed alla figlia di Zucchero, saranno la semi-sconosciuta Chiara Civello e, piuttosto ingiustamente, i Matia Bazar (pur sottolineando che la loro “Sei tu” somiglia un po’ troppo a “Con il natro rosa” di Lucio Battisti). Nella serata dedicata alle canzoni italiane nel mondo, durante la quale fa ‘finalmente’ la sua entrée l’infortunata co-conduttrice Ivana Mrazeva, si ha il piacere – fra le altre cose – di rivedere il mitico José Feliciano, che nel 1967 insieme con i Ricchi e Poveri cantò l’evergreen “Che sarà”, riproposta per l’occasione in coppia con Arisa. Insieme a lui hanno saputo regalarci momenti di pura magia Brian May, chitarrista dei Queen che ha duettato con Irene Fornaciari e Patty Smith, insieme ai Marlene Kuntz in una versione spettacolare de “Impressioni di settembre”. Oltre a loro l’affascinante Noa, che ha duettato con Eugenio Finardi nella splendida “Torna a Sorrento” e l’impareggiabile Al Jarreau, il quale ha accompagnato i Matia Bazar in “Speak softly Love” (“Parla più piano”). Fra gli accostamenti peggio riusciti, Shaggy/Chiara Civello “(Io che non vivo senza te/Don’t have to say you love me”) e Professor Green/Dolcenerera, rei di aver trasformato “Vita Spericolata” in un anonimo rap intitolato “My life is mine”. Quattro parole in croce per ricordare la grande Whitney Houston, ospite nel 1987 e recentissimamente scomparsa, brevi interviste alla campionessa di nuoto Federica Pellegrini e all’attrice romana Sabrina Ferilli, spazio comico dedicato al divertente Alessandro Siani ed eccoci all’appuntamento con i duetti, o meglio i brani dei big riproposti in un’altra veste ed interpretati insieme ad altri artisti. Fra le scelte più riuscite va senz’altro citata quella dei Matia Bazar, alla cui canzone l’apporto vocale di Platinette (clicca qui e potrai gustare la loro esibizione http://youtu.be/-Z--fYVReg0dà ancora più enfasi; bene anche Peppe Servillo e Piccolo Ensemble Futuro nell’esecuzione del brano di Finardi “E tu lo chiami Dio” e Samuel dei Subsonica, che ha suonato la chitarra sul pezzo dei Marlene Kuntz. Abbinamento meno riuscito in assoluto: “Respirare” di Gigi D’Alessio e Loredana Bertè, remixata e modernizzata da DJ Fargetta con tanto di balletto ed esibizione in playback da parte della Berté, cosa che neanche sarebbe permessa dal regolamento. Infine sabato 18 i dieci big rimasti hanno snocciolato le loro canzoni una dietro l’altra e alle 22.30 già avevano terminato di cantare. Fra una nuova incursione di Adriano Celentano, il ritorno dei ritrovati Cranberries e l’ironia di Geppi Gucciari, si è tuttavia dovuto attendere l’una passata per l’annuncio della vittoria di Emma che, per la verità, porta con se molte perplessità. Da una parte se è il pubblico a votare sono coloro che hanno maggior popolarità televisiva ad avere la meglio per contro, se invece sono gli esperti del settore ad esprimere un giudizio, finisce che a portare a casa il prestigioso riconoscimento, oltre che il premio della Critica, è il Samuele Bersani di turno con la classica canzone pseudo-intellettuale che però non vende una copia. Insomma: trovare un’equa via di mezzo sembra proprio difficile. Eppure, a giudicare da come stanno andando i primi riscontri sul portale i-Tunes, sembrerebbe che se avesse vinto Arisa forse tutti o quasi sarebbero stati per una volta d’accordo. Next time.
In una veste decisamente più intimista e matura la 'nuova' Arisa,(vero nome Rosalba Pippa, Genova, 20 agosto 1982) con "La notte", ha conquistato un po' tutti. 


Il videoclip ufficiale della giovanissima Giordana Angi (classe 1994), che si è distinta
per aver presentato un brano difficile ma pieno di interessanti sfumature del quale, fra
le altre cose, è autrice: "Incognita poesia". 

giovedì 2 febbraio 2012

FIORELLA MANNOIA VIRA A SUD

FIORELLA MANNOIA          SUD                (Sony Music)

La copertina di "Sud", 17.mo album in studio per Fiorella Mannoia (Roma, 4 aprile 1954, Ariete)

Il percorso musicale di Fiorella Mannoia l’ha portata, nel corso degli anni, a diventare una delle interpreti più apprezzate del panorama musicale italiano, sia da parte del pubblico che da parte della critica specializzata. Dopo un esordio prettamente rock, la Mannoia ha trovato una sua strada scegliendo la canzone d’autore: dapprima con i vari Mario Lavezzi, Enrico Ruggeri (che le ha dato “Quello che le donne non dicono”, divenuta il suo più grande successo), Ivano Fossati, Francesco De Gregori, …, in seguito con un team d’autori meno conosciuti ma altrettanto validi (per diverso tempo l’ex compagno Piero Fabrizi si è occupato con ottimi risultati della stesura dei testi). Visualizzata la sua giusta dimensione, Fiorella ha quindi continuato a fare dischi ottenendo quasi sempre grande successo e consolidando la sua immagine di artista sensibile e d’élite, spesso una spanna sopra le altre perché capace, sebbene non dotata di una grande estensione vocale, di ‘raccontare’ i brani del suo repertorio (e non solo del suo, basti pensare alla personale rilettura da lei data a “Sally” di Vasco Rossi) con un’indiscutibile dose di classe e talento. In questo nuovo lavoro, “Sud”, la rossa cantante si cimenta per la prima volta nelle vesti di co-autrice delle sue canzoni ma il risultato in tal senso lascia un po' perplessi poiché, sostanzialmente, è proprio dove si ‘limita’ a fare l’interprete che la si riconosce. Insomma: per dirla breve è con brani come il pezzo di lancio “Io non ho paura” che Fiorella Mannoia riesce a proseguire un discorso iniziato ormai diverso tempo fa. Nelle altre tracce, incluse quelle in cui ci ha messo mano ("Quando l'angelo vola" piuttosto che "Dal tuo sentire al mio pensare"), salvo qualche eccezione spesso ci si perde in inutili luoghi comuni; il peggio, in tal senso, è comunque rappresentato dal brano-denuncia di Frankie hi-nrg mc, intitolato “Non è un film”. Discorso diverso invece per “Se il diluvio scende” e, soprattutto, per la nostalgica e vagamente rétro “Portami via”, buone canzoni sebbene il pur talentuoso Bungaro non sia certo al livello dei grandi autori citati in epigrafe. “Luce” di Luca Barbarossa (cui la Mannoia rifiutò “L’amore rubato”, che fu poi cantata da lui con grande successo) è un pezzo in linea con l’ottica dell’album: un brano sentito e sincero che parla di gente. Perché è della gente, della gente e dei profumi del “Sud” che Fiorella Mannoia ci ha voluto raccontare, sottolineando che questa terra è sempre calda, affascinante, meritevole di Amore e che uguaglianza e fratellanza non debbono essere solo dei concetti astratti. Fra le altre canzoni spiccano “Se solo mi guardassi”, con le musiche di Fossati; “Torno al Sud” (Vuelvo al sur), liberamente tradotta ed adattata dalla stessa Mannoia su musiche e parole di Piazzolla/Solanas e la napoletana “Quanne  vuo’ bene”, scritta da Titina de Filippo. Un'ultimo appunto: bella davvero la grafica dell’intero CD, foto incluse. Tutto molto suggestivo... E carini anche i cori simil-africani ed i suoni che, più o meno in tutti i brani, riallacciano l’album al titolo scelto. Un’idea senz’altro portata avanti con convinzione anche se, pur lasciandosi ascoltare abbastanza piacevolmente ed emanando nel complesso un certo 'calore', il disco non si colloca purtroppo fra i migliori dell’artista romana.
***-/*****

"Io non ho paura" è il primo singolo estratto scritto per l'occasione da Bungaro.

TRACKLIST:
1.      Quando l’Angelo Vola
2.      Io non ho paura
3.      Se solo mi guardassi
4.      Dal tuo sentire al mio pensare
5.      In viaggio
6.      Luce
7.      Se il diluvio scende
8.      Portami via
9.      Non è un film (featuring Frankie hi-nrg mc)
10.   Quanne vuo’ bene
11.   ConVivere
12.   Torno al Sud (Vuelvo al sur)

domenica 18 dicembre 2011

È NATALE

Fra pochi giorni sarà Natale, una ricorrenza che ho sempre amato molto... Forse per via dell'atmosfera che si respira, per quel sorriso in più fra la gente o forse perchè in questo periodo riemerge il bambino che c'è in noi e che ancora vuole credere in qualcosa che non per forza debba essere tangibile. L'anno scorso, di questi tempi, dei conoscenti hanno tentato - devo dire argomentando in modo piuttosto convincente - di far desistere l'ostinato fanciullo che si cela in me nonostante sia ormai giunto a quasi 35 anni d'età (...). Ho riflettuto parecchio sulle loro parole ma ben presto mi sono reso conto che non si può vivere senza una Fede, di qualsiasi tipo essa sia, anche se hai tutti i motivi e le ragioni del mondo per non volerci avere più niente a che fare. E non si tratta di egoismo: qualcuno potrebbe infatti insinuare che si creda per una sorta di implicita convenienza. È che se anche Gesù non fosse nato il 25 dicembre, non ci fosse la neve e nessun Babbo Natale fosse idealmente mai sceso dai camini, sono le sensazioni che queste immagini rievocano ad avere davvero importanza: in fondo, pure nel caso in cui il 'compleanno' di Gesù cadesse in agosto, non cambierebbe granchè... ciò che conta è che un giorno qualcuno è venuto al Mondo per ricordarci le nostre debolezze, per curarci, guarirci, abbracciarci e soprattutto per Salvarci. È il concetto che va ricordato, più che la data! Non so se tutto quello che ho appreso sull'argomento nel corso della mia vita corrisponda al vero ma con il tempo ho sviluppato un pensiero: credere nell'Amore è giusto, sempre e comunque, quindi ritengo che la vittoria di un sentimento mai come in questo caso tanto nobile e perfetto, al di là delle luci di Natale a volte squisitamente soffuse altre volte così pacchiane da ricordare le giostre, vada assolutamente festeggiata.


"Natale"
Scende la neve e un'ombra di luce rischiara la via,
scompare per un attimo la notte e sorge un'alba di Speranza.
Echi lontani, quasi impercettibili, uniscono passato, presente e futuro:
è Natale!


BUON NATALE DI CUORE A TUTTI COLORO CHE LEGGERANNO QUESTE PAGINE.

lunedì 10 ottobre 2011

"POSTCARDS FROM BEAUTIFUL SWITZERLAND" (CIAO MAMMA)

"POSTCARDS FROM BEAUTIFUL SWITZERLAND"

Recentemente un amico mi ha convinto a passare con lui qualche giorno in alta montagna, in un posto che non avevo mai visitato in precedenza. Sebbene fossi un po' stanco ho accettato, pensando che dopotutto allontanarsi per un po' dalla monotonia quotidiana non poteva che farmi bene: paesi nuovi, aria nuova, facce nuove. Così, sul tardo pomeriggio, siamo partiti con la sua auto pronti a trascorrere quasi settantadue ore all'insegna del divertimento e del buon cibo, in una cornice verdeggiante con tanto di mucche al pascolo e pinete sterminate, come a dire: "postcards from beautiful Switzerland"! E infatti, fra un discorso e l'altro, mentre ci allontaniamo dal grigiore della città, salendo mi rendo conto di essere sempre meno attento alle parole e sempre più rapito dallo straordinario panorama circostante. Verso le 18.00 decidiamo di fermarci per una piccola sosta... ne approfitto per raggiungere un laghetto a pochi metri dalla strada; il cemento è lì a due passi ma sotto gli alberi che costeggiano l'acqua  splendidi fiori di un giallo mai visto testimoniano l'esistenza di un mondo che l'uomo può solo illudersi di comprendere. Mentre il vento soffia pizzicandomi il viso, resto immobile per qualche istante a godere del piccolo-grande miracolo di cui mi ritrovo a far parte, poi mi dirigo a passo veloce verso l'auto e riprendiamo il viaggio mentre la sera ci avvolge. Nel giro di poco più di un'ora raggiungiamo una famosa località turistica piena di eleganti châlet ma, stabilito che ci fermeremo al ritorno, preferiamo tirar dritto proseguendo verso la meta. Siamo ormai molto lontani da casa, giunti ad un punto dove la prima neve ha già imbiancato le cime; davanti a noi un'interminabile vallata: non ci resta che scenderla per approdare a destinazione. Intanto è calata la notte e un cielo più che mai stellato sembra rassicurarci sul fatto che, come effettivamente avverrà, godremo di tre belle giornate. Quel silenzio d'incanto viene d'un tratto rotto quando al mio amico arriva un messaggino telefonico da parte di sua madre, la quale vuole accertarsi che siamo arrivati sani e salvi. Essendo occupato alla guida, mi chiede di rispondere al posto suo, perciò rassicuro la donna pigiando sulla tastiera -"Sì, siamo arrivati, tutto bene"- quindi, proprio come se fosse il mio amico a scrivere, così, d'impulso, concludo con un logico saluto: -"ciao mamma!"- D'improvviso, appena premuto il tasto per l'invio, il pensiero corre istintivamente alla mia: a lei che neanche ha mai saputo cosa fosse un telefonino, a lei che forse è una delle tante stelle che proprio in quel momento brillano sopra di me... "Ciao mamma": queste Sante Parole, che da tanto tempo non ho pronunciato più, sono per te, nel caso il tuo cuore si stesse chiedendo se anch'io fossi arrivato bene, ovunque tu sia.









venerdì 30 settembre 2011

BUON COMPLEANNO MR. STING

Gli occhi magnetici di Gordon Matthew Sumner, in arte: STING

Il video di "Don't Stand so Close to me", dall'album "Zenyatta Mondatta" (1980), che vide i Police protagonisti assoluti delle classifiche mondiali.
Insieme a Sting (voce e basso), Stewart Copeland (batteria) e Andy Summers (chitarra).

"Every breath you take" (1983) rimane il classico dei Police per eccellenza: un vero capolavoro.

Gordon Matthew Sumner è nato il 2 ottobre 1951 a Wallsend, Northumberland, nella zona industriale di Newcastle, da una famiglia cattolica praticante di origine Irlandese. Figlio di una parrucchiera e di un ingegnere è il maggiore di quattro figli (due fratelli e due sorelle). Questa domenica Gordon, meglio conosciuto come Sting, compie 60 anni!  Chi mastica almeno un po' di musica in grandi linee conosce, o almeno dovrebbe, la storia della sua straordinaria carriera. Personalmente ho cominciato a seguire i Police, gruppo in cui ha militato per quasi un decennio raggiungendo il successo grazie ad una miscela di pop-rock con influenze reggae, sin da piccolo, acquistando quasi tutti i loro albums: a trascinarmi sono state hits indimenticabili come "Message in a bottle" (1979) e, soprattutto, "Don't stand so close to me" (1981). In seguito, quando Sting ha lasciato i suoi compagni d'avventura Stewart Copeland ed Andy Summers, sulle prime non mi ha appassionato granchè ("If you love somebody set them free", pezzo tratto dall'album "The Dream of the Blue Turtles" con il quale esordì da solista, era musicalmente un po' troppo "difficile" per l'età mia di allora); riprese però ad interessarmi quasi subito grazie alla straordinaria (e politicamente impegnata) "Russians", che lo consacrò definitivamente a livello planetario. Fu tuttavia con "Fragile", tratta dal suo album del 1987 "...Nothing Like the Sun", che in realtà ridivenni suo fan a tutti gli effetti: la sentii per la prima volta diffusa dalla radio a casa di un amico, un pomeriggio di 25 anni fa... e mi penetrò immediatamente dentro l'anima, tant'è che ancora oggi la considero uno dei brani più intensi e poetici di tutti i tempi. Strepitoso anche l'album che seguì: "The Soul Cages" o il delizioso singolo "Englishman in New York". Alla carriera musicale Sting ha alternato apparizioni cinematografiche che, per la verità, non hanno lasciato il segno più di tanto: fra le altre cose fece parlare di se per il suo ruolo in "Dune", film di fantascienza del 1984 per la regia di David Lynch. Parallelamente alla sua carriera artistica, Sting ha sempre manifestato grande interesse per i temi sociali, primo fra tutti la salvaguardia del pianeta, impegnandosi di persona con campagne e progetti atti a proteggere la foresta amazzonica. Il musicista ha anche dato alle stampe una biografia e musicato film hollywoodiani, come "Cold Mountain" (2003) di Anthony Minghella, interpretato da Nicole Kidman e Jude Law, per la cui colonna sonora, di cui scrisse alcuni brani, è stato candidato al Premio Oscar. Nel corso della sua vita artistica, non si è fatto mancare niente ed ha duettato con svariati colleghi: da Pavarotti a Zucchero, passando per Mary J. Blige e, recentissimamente, addirittura Lady Gaga: praticamente tutti i nomi più influenti dello star-system. Nel 2007, in occasione del trentennale dei Police, Sting ha riunito Stewart Copeland e Andy Summers per un tour mondiale che, se da una parte ha ottenuto buoni consensi, dall'altra ha lasciato trapelare voci di dissapori fra i tre musicisti. Per quanto concerne il mio gusto personale le più recenti produzioni non sono state molto convintenti: oltretutto da un certo punto in poi Sting, forse un po' a corto di idee, ha cominciato a rileggere le canzoni sue e del suo gruppo con l'ausilio di pomposi arrangiamenti orchestrali che hanno finito con il denaturalizzarle. Anche a livello di inediti gli ultimi lavori non mi sono sembrati degni di particolare nota, incluso l'album di Natale "If on a Winter's Night", inciso due anni or sono. Gran figo, questo va detto, è sempre stato icona di moda e stile, anche se con il tempo ha un po' 'debordato' lasciandosi andare a dichiarazioni di dubbio gusto circa l'illimitata durata delle sue performance sessuali o, addirittura, raccontando dell'incontro ravvicinato con un... fantasma (!). Peccato che con la sua arte queste informazioni non c'entrassero granchè, ma in fondo poco importa: quel che ci lascia fin qui è un patrimonio musicale non certo trascurabile, pertanto augurissimi al carismatico Sting per i suoi magnifici sessant'anni! In una recente intervista ha dichiarato di sentirsene 15...  di certo le sue canzoni, spesso raffinate, colte ed intelligenti, non hanno età.

"Russians" (1985), tratto dall'album "The Dream of the Blue Turtles", consacrò definitivamente
il mito di Sting facendo letteralmente decollare la sua carriera da solista.


 
Sopra a sinistra la copertina di "...Nada Como El Sol", versione spagnola/portoghese di "Nothing like the Sun" ('87), considerato dalla Critica il miglior lavoro;
segue una recentissima rivisitazione del classico di Ben E. King "Stand by me", dove il cantante duetta con la nuova starlette della musica pop Lady Gaga.



un'immagine scattata all'inizio degli anni '80


In tempi recenti insieme all'inseparabile seconda moglie Trudie Styler,
con la quale è convolato a nozze il 20 agosto 1992; La coppia ha avuto 4 figli.
Da un primo matrimonio con l'attrice Frances Tomelty, Sting ne aveva avuti già due.

 
L'incommensurabile grandezza di una poesia qual'è "Fragile"

DISCOGRAFIA CON I POLICE
1978 - Outlandos d'Amour
1979 - Regatta de Blanc
1980 - Zenyatta Mondatta
1981 - Ghost in the Machine
1983 - Synchronicity

ALBUM IN STUDIO DA SOLISTA
1985 - The Dream of the Blue Turtles
1987 - ...Nothing Like the Sun
1988 - ...Nada Como El Sol
1991 - The Soul Cages
1993 - Ten Summoner's Tales
1996 - Mercury Falling
1999 - Brand New Day
2003 - Sacred Love
2006 - Songs from the Labyrinth (Sting & Edin Karamazov - musica di John Dowland)
2009 - If on a Winter's Night
2010 - Symphonicities (Sting & The Royal Philharmonic Concert Orchestra)


Sito ufficiale: http://www.sting.com/


lunedì 29 agosto 2011

Anche quest'anno: L'ESTATE STA FINENDO!

27 agosto 2011 
Molto meno frivoli di quanto si potesse pensare i mitici Michael & Johnson Righeira (Stefano Righi e Stefano Rota, n.d.r.)

 Oggi, mentre mi trovavo in un bar di Lugano, ho sentito che l’estate sta finendo. Lo percepisci nell’aria: l’atmosfera un po’ triste, di “bassa pressione”, come se ci si accingesse a vivere un cambiamento. Proprio pochi giorni fa riflettevo sul fatto che quest’anno, magari perchè la cosiddetta bella stagione è scoppiata molto tardi, questa sensazione che di solito avverto agli inizi del mese di agosto non mi aveva pervaso… e invece no: rieccola, come di consueto è arrivata a ‘rassicurarmi’ che certe cose non cambiano. Forse l’estate, al di là del clima, somiglia un po' ad un'illusione; o meglio: esiste, c’è, è “tangibile”… eppure sai che finisce. E così, nell’attesa che ritorni, fai mille progetti, come se dovesse succedere qualcosa di straordinario, una sorta di ‘incantesimo’ che ti cambi la vita e che, chissà perchè, forse proprio solo in quei tre mesi può davvero avverarsi. Stagione per sognatori… fatto sta che al rientro mi sentivo un po’ come quando il 6 gennaio si disfa l’albero di Natale e si fanno le pulizie di casa; improvvisamente sembra che venga a mancare - si spera per poco - il sale di questa nostra esistenza: la Magia.





venerdì 22 luglio 2011

"FORREST GUMP" 17 anni dopo...

Il trailer italiano del film di Robert Zemeckis

"Forrest Gump" di Robert Zemeckis è sicuramente uno di quei films che quasi tutti hanno visto, una pellicola che lascia il segno e non si dimentica facilmente. È stato un successo stratosferico, con entrate di quasi 700 milioni di dollari, tanto da risultare uno dei 50 films con il maggior incasso di tutti i tempi. Inutile dire che ha fatto incetta di Oscars, portandosene a casa ben 6, fra cui quello per il miglior film, regia ed attore protagonista (Tom Hanks).  Sembra impossibile siano già passati 17 anni dalla sua uscita, eppure è così. Recentemente mi è capitato di rivederlo con la stessa emozione di allora anzi, oserei dire che l'ho apprezzato ancora di più. In effetti, oltre a raccontare in modo garbato e poetico un meraviglioso spaccato dell'America di ieri con lo stesso Forrest che parla di Elvis, dell'omicidio Kennedy e ancora, grazie ad una tecnologia all'epoca più che mai innovativa, addirittura "incontra" John Lennon piuttosto che il presidente Nixon, questa straordinaria pellicola lancia un prezioso messaggio-insegnamento che dovrebbe far riflettere sulla labilità del concetto di "normale", in una Società che già catalogava le persone in base al quoziente intellettivo ignorando come invece, neanche tanto raramente, ingenuità e volontà - meglio ancora se coadiuvate da un pizzico di fortuna - siano qualità altrettanto valide. Meravigliosa la Colonna Sonora: si passa dal rock di Elvis Presley e dei Doors, all'intimismo di Simon & Garfunkel, senza dimenticare Jimi Hendrix, i Beach Boys, Aretha Franklin... insomma: il meglio che si possa pretendere per rievocare l'atmosfera di quel periodo. Sublime la musica portante scritta dal compositore Alan Silvestri, che si colloca senza dubbio fra le migliori e più emozionanti mai sentite. Il cast del film è composto da quel Tom Hanks che forse più di ogni altro attore (prova ne siano gli Oscar vinti in carriera, uno dei quali proprio per il ruolo di Forrest) riesce a spaziare dal comico al drammatico con straordinaria naturalezza; insieme a lui un impagabile Gary Sinise nell'intensa parte del tenente Dan, reduce di guerra che ha perso entrambi gli arti inferiori nei combattimenti in Vietman. Con loro, fra gli altri, una 'veterana' come Sally Field nel ruolo della mamma di Forrest e la bellissima Robin Wright in quello dell'amore di sempre: Jenny. Le scene più rappresentative e che maggiormente fanno riflettere, oltre che commuovere, sono infinite, ma vorrei soffermarmi su quelle che personalmente ritengo imperdibili, tralasciandone alcune - sicuramente di grande effetto - che però, a mio giudizio, sono forse un po' troppo "hollywoodiane": quella di Jenny che sente il discorso del reduce Forrest e corre ad abbracciarlo fra uno scroscio di applausi, per esempio. Anche lievemente 'forzata' (a livello di dialogo) una Jenny morente che si rammarica di non essere stata fisicamente insieme a Forrest mentre viveva le sue "avventure"... e lui, tenerissimo, le risponde che in realtà 'lei c'era'. Decisamente da pelle d'oca è invece il primo incontro tra i due, sull'autobus, con lei che gli tende una mano mentre gli altri ragazzini, nel vederlo con delle grucce, lo scansano e lo discriminano crudelmente. Altra scena importante, e abbastanza straziante, quella in cui Jenny, vittima delle violenze di un padre sempre ubriaco, corre con l'amico in mezzo ad un prato e prega Dio di trasformarla in un uccellino, così da potersene volare via da quella situazione tanto angosciante. Di grande impatto anche le scene durante le quali il tenente Dan, durante un Capodanno trascorso con Forrest, porta a casa due prostitute che poi caccia in malomodo dopo che una di esse si prende gioco di Gump dandogli del ritardato; oppure ancora quando lo ringrazia per avergli salvato la vita (durante la Guerra del Vietman, Forrest portò il salvo il Tenente benché egli, resosi conto di non avere più le gambe, non lo volesse affatto). Deliziosamente romantico è invece il momento in cui Jenny chiede a Forrest quale sia il motivo per cui la segua di continuo quindi, nel sentirsi rispondere che lo fa perchè 'è la sua ragazza', si intenerisce e capendo quanto forte, straordinario ed unico sia il legame che li lega, non solo conferma, ma ribadisce che in un certo senso effettivamente 'lo è e lo sarà per sempre'. E ancora Jenny è la protagonista di due highlights molto significativi: quello in cui pensa al suicidio salendo sul cornicione del terrazzo di un albergo quando, dopo un festino di Capodanno a base di sesso e droga, si rende conto di come la sua esistenza stia ineluttabilmente sbandando e soprattutto quello in cui, passando di fronte alla casa dove visse col violento padre, sfoga tutta la sua rabbia prendendola a sassate poichè conscia del fatto che quanto subito da bambina l'abbia indelebilmente segnata, condizionando poi tutto il suo cammino. Fra le cose migliori aggiungerei inoltre la scena della morte della mamma di Forrest, che rassegnata e tutto sommato serena trova lo slancio di rincuorare il figlio sussurrandogli quello che diventerà il leitmotif del film, e cioè che dopotutto "la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita". Ma a colpirmi più di ogni altra è stata comunque la scena in cui Forrest, quasi sul finale, scopre di avere un figlio dalla sua Jenny e, dopo lo schock iniziale, le chiede se il bambino sia o meno intelligente, con lo sgomento dipinto in volto: l'ho trovata impareggiabile per il semplice fatto che descrive con sensibilità, poesia ed altruismo cosa abbia significato per Forrest non esserlo agli occhi degli altri, calvario che assolutamente non auspica per il proprio fanciullo. E per finire come non citare la piuma bianca che apre e chiude il film, delicatamente sospinta, forse a caso o forse no, da una brezza di vento che magari nient'altro è che il nostro destino. Indubbiamente, per tutte queste ragioni ed altre ancora, Forrest Gump si colloca come uno dei film più belli della storia del Cinema per contenuto, interpretazione, colonna sonora ed effetti speciali. Quando si dice un vero capolavoro...

Il tema portante della Colonna Sonora, magistralmente musicata da Alan Silvestri

 
"San Francisco" di Scott McKenzie è solo una delle canzoni che fanno parte di un doppio CD
 uscito in contemporanea con il film.

Gary Sinise nei panni del tenente Dan, la cui interpretazione gli è valsa una nomination all'Oscar in qualità di miglior attore non protagonista; la prestigiosa statuetta è tuttavia stata conferita a Martin Laudau per il suo ruolo in "Ed Wood".