Fra pochi giorni sarà Natale, una ricorrenza che ho sempre amato molto... Forse per via dell'atmosfera che si respira, per quel sorriso in più fra la gente o forse perchè in questo periodo riemerge il bambino che c'è in noi e che ancora vuole credere in qualcosa che non per forza debba essere tangibile. L'anno scorso, di questi tempi, dei conoscenti hanno tentato - devo dire argomentando in modo piuttosto convincente - di far desistere l'ostinato fanciullo che si cela in me nonostante sia ormai giunto a quasi 35 anni d'età (...). Ho riflettuto parecchio sulle loro parole ma ben presto mi sono reso conto che non si può vivere senza una Fede, di qualsiasi tipo essa sia, anche se hai tutti i motivi e le ragioni del mondo per non volerci avere più niente a che fare. E non si tratta di egoismo: qualcuno potrebbe infatti insinuare che si creda per una sorta di implicita convenienza. È che se anche Gesù non fosse nato il 25 dicembre, non ci fosse la neve e nessun Babbo Natale fosse idealmente mai sceso dai camini, sono le sensazioni che queste immagini rievocano ad avere davvero importanza: in fondo, pure nel caso in cui il 'compleanno' di Gesù cadesse in agosto, non cambierebbe granchè... ciò che conta è che un giorno qualcuno è venuto al Mondo per ricordarci le nostre debolezze, per curarci, guarirci, abbracciarci e soprattutto per Salvarci. È il concetto che va ricordato, più che la data! Non so se tutto quello che ho appreso sull'argomento nel corso della mia vita corrisponda al vero ma con il tempo ho sviluppato un pensiero: credere nell'Amore è giusto, sempre e comunque, quindi ritengo che la vittoria di un sentimento mai come in questo caso tanto nobile e perfetto, al di là delle luci di Natale a volte squisitamente soffuse altre volte così pacchiane da ricordare le giostre, vada assolutamente festeggiata.
"Natale"
Scende la neve e un'ombra di luce rischiara la via,
scompare per un attimo la notte e sorge un'alba di Speranza.
Echi lontani, quasi impercettibili, uniscono passato, presente e futuro:
è Natale!
BUON NATALE DI CUORE A TUTTI COLORO CHE LEGGERANNO QUESTE PAGINE.
Recentemente un amico mi ha convinto a passare con lui qualche giorno in alta montagna, in un posto che non avevo mai visitato in precedenza. Sebbene fossi un po' stanco ho accettato, pensando che dopotutto allontanarsi per un po' dalla monotonia quotidiana non poteva che farmi bene: paesi nuovi, aria nuova, facce nuove. Così, sul tardo pomeriggio, siamo partiti con la sua auto pronti a trascorrere quasi settantadue ore all'insegna del divertimento e del buon cibo, in una cornice verdeggiante con tanto di mucche al pascolo e pinete sterminate, come a dire: "postcards from beautiful Switzerland"! E infatti, fra un discorso e l'altro, mentre ci allontaniamo dal grigiore della città, salendo mi rendo conto di essere sempre meno attento alle parole e sempre più rapito dallo straordinario panorama circostante. Verso le 18.00 decidiamo di fermarci per una piccola sosta... ne approfitto per raggiungere un laghetto a pochi metri dalla strada; il cemento è lì a due passi ma sotto gli alberi che costeggiano l'acqua splendidi fiori di un giallo mai visto testimoniano l'esistenza di un mondo che l'uomo può solo illudersi di comprendere. Mentre il vento soffia pizzicandomi il viso, resto immobile per qualche istante a godere del piccolo-grande miracolo di cui mi ritrovo a far parte, poi mi dirigo a passo veloce verso l'auto e riprendiamo il viaggio mentre la sera ci avvolge. Nel giro di poco più di un'ora raggiungiamo una famosa località turistica piena di eleganti châlet ma, stabilito che ci fermeremo al ritorno, preferiamo tirar dritto proseguendo verso la meta. Siamo ormai molto lontani da casa, giunti ad un punto dove la prima neve ha già imbiancato le cime; davanti a noi un'interminabile vallata: non ci resta che scenderla per approdare a destinazione. Intanto è calata la notte e un cielo più che mai stellato sembra rassicurarci sul fatto che, come effettivamente avverrà, godremo di tre belle giornate. Quel silenzio d'incanto viene d'un tratto rotto quando al mio amico arriva un messaggino telefonico da parte di sua madre, la quale vuole accertarsi che siamo arrivati sani e salvi. Essendo occupato alla guida, mi chiede di rispondere al posto suo, perciò rassicuro la donna pigiando sulla tastiera -"Sì, siamo arrivati, tutto bene"- quindi, proprio come se fosse il mio amico a scrivere, così, d'impulso, concludo con un logico saluto: -"ciao mamma!"- D'improvviso, appena premuto il tasto per l'invio, il pensiero corre istintivamente alla mia: a lei che neanche ha mai saputo cosa fosse un telefonino, a lei che forse è una delle tante stelle che proprio in quel momento brillano sopra di me... "Ciao mamma": queste Sante Parole, che da tanto tempo non ho pronunciato più, sono per te, nel caso il tuo cuore si stesse chiedendo se anch'io fossi arrivato bene, ovunque tu sia.
Gli occhi magnetici di Gordon Matthew Sumner, in arte: STING
Il video di "Don't Stand so Close to me", dall'album "Zenyatta Mondatta" (1980), che vide i Police protagonisti assoluti delle classifiche mondiali.
Insieme a Sting (voce e basso), Stewart Copeland (batteria) e Andy Summers (chitarra).
"Every breath you take" (1983) rimane il classico dei Police per eccellenza: un vero capolavoro.
Gordon Matthew Sumner è nato il 2 ottobre 1951 a Wallsend, Northumberland, nella zona industriale di Newcastle, da una famiglia cattolica praticante di origine Irlandese. Figlio di una parrucchiera e di un ingegnere è il maggiore di quattro figli (due fratelli e due sorelle). Questa domenica Gordon, meglio conosciuto come Sting, compie 60 anni! Chi mastica almeno un po' di musica in grandi linee conosce, o almeno dovrebbe, la storia della sua straordinaria carriera. Personalmente ho cominciato a seguire i Police, gruppo in cui ha militato per quasi un decennio raggiungendo il successo grazie ad una miscela di pop-rock con influenze reggae, sin da piccolo, acquistando quasi tutti i loro albums: a trascinarmi sono state hits indimenticabili come "Message in a bottle" (1979) e, soprattutto, "Don't stand so close to me" (1981). In seguito, quando Sting ha lasciato i suoi compagni d'avventura Stewart Copeland ed Andy Summers, sulle prime non mi ha appassionato granchè ("If you love somebody set them free", pezzo tratto dall'album "The Dream of the Blue Turtles" con il quale esordì da solista, era musicalmente un po' troppo "difficile" per l'età mia di allora); riprese però ad interessarmi quasi subito grazie alla straordinaria (e politicamente impegnata) "Russians", che lo consacrò definitivamente a livello planetario. Fu tuttavia con "Fragile", tratta dal suo album del 1987 "...Nothing Like the Sun", che in realtà ridivenni suo fan a tutti gli effetti: la sentii per la prima volta diffusa dalla radio a casa di un amico, un pomeriggio di 25 anni fa... e mi penetrò immediatamente dentro l'anima, tant'è che ancora oggi la considero uno dei brani più intensi e poetici di tutti i tempi. Strepitoso anche l'album che seguì: "The Soul Cages" o il delizioso singolo "Englishman in New York". Alla carriera musicale Sting ha alternato apparizioni cinematografiche che, per la verità, non hanno lasciato il segno più di tanto: fra le altre cose fece parlare di se per il suo ruolo in "Dune", film di fantascienza del 1984 per la regia di David Lynch. Parallelamente alla sua carriera artistica, Sting ha sempre manifestato grande interesse per i temi sociali, primo fra tutti la salvaguardia del pianeta, impegnandosi di persona con campagne e progetti atti a proteggere la foresta amazzonica. Il musicista ha anche dato alle stampe una biografia e musicato film hollywoodiani, come "Cold Mountain" (2003) di Anthony Minghella, interpretato da Nicole Kidman e Jude Law, per la cui colonna sonora, di cui scrisse alcuni brani, è stato candidato al Premio Oscar. Nel corso della sua vita artistica, non si è fatto mancare niente ed ha duettato con svariati colleghi: da Pavarotti a Zucchero, passando per Mary J. Blige e, recentissimamente, addirittura Lady Gaga: praticamente tutti i nomi più influenti dello star-system. Nel 2007, in occasione del trentennale dei Police, Sting ha riunito Stewart Copeland e Andy Summers per un tour mondiale che, se da una parte ha ottenuto buoni consensi, dall'altra ha lasciato trapelare voci di dissapori fra i tre musicisti. Per quanto concerne il mio gusto personale le più recenti produzioni non sono state molto convintenti: oltretutto da un certo punto in poi Sting, forse un po' a corto di idee, ha cominciato a rileggere le canzoni sue e del suo gruppo con l'ausilio di pomposi arrangiamenti orchestrali che hanno finito con il denaturalizzarle. Anche a livello di inediti gli ultimi lavori non mi sono sembrati degni di particolare nota, incluso l'album di Natale "If on a Winter's Night", inciso due anni or sono. Gran figo, questo va detto, è sempre stato icona di moda e stile, anche se con il tempo ha un po' 'debordato' lasciandosi andare a dichiarazioni di dubbio gusto circa l'illimitata durata delle sue performance sessuali o, addirittura, raccontando dell'incontro ravvicinato con un... fantasma (!). Peccato che con la sua arte queste informazioni non c'entrassero granchè, ma in fondo poco importa: quel che ci lascia fin qui è un patrimonio musicale non certo trascurabile, pertanto augurissimi al carismatico Sting per i suoi magnifici sessant'anni! In una recente intervista ha dichiarato di sentirsene 15... di certo le sue canzoni, spesso raffinate, colte ed intelligenti, non hanno età.
"Russians" (1985), tratto dall'album "The Dream of the Blue Turtles", consacrò definitivamente
il mito di Sting facendo letteralmente decollare la sua carriera da solista.
Sopra a sinistra la copertina di "...Nada Como El Sol", versione spagnola/portoghese di "Nothing like the Sun" ('87), considerato dalla Critica il miglior lavoro;
segue una recentissima rivisitazione del classico di Ben E. King "Stand by me", dove il cantante duetta con la nuova starlette della musica pop Lady Gaga.
un'immagine scattata all'inizio degli anni '80
In tempi recenti insieme all'inseparabile seconda moglie Trudie Styler,
con la quale è convolato a nozze il 20 agosto 1992; La coppia ha avuto 4 figli.
Da un primo matrimonio con l'attrice Frances Tomelty, Sting ne aveva avuti già due.
L'incommensurabile grandezza di una poesia qual'è "Fragile"
DISCOGRAFIA CON I POLICE
1978 - Outlandos d'Amour
1979 - Regatta de Blanc
1980 - Zenyatta Mondatta
1981 - Ghost in the Machine
1983 - Synchronicity
ALBUM IN STUDIO DA SOLISTA
1985 - The Dream of the Blue Turtles
1987 - ...Nothing Like the Sun
1988 - ...Nada Como El Sol
1991 - The Soul Cages
1993 - Ten Summoner's Tales
1996 - Mercury Falling
1999 - Brand New Day
2003 - Sacred Love
2006 - Songs from the Labyrinth (Sting & Edin Karamazov - musica di John Dowland)
2009 - If on a Winter's Night
2010 - Symphonicities (Sting & The Royal Philharmonic Concert Orchestra)
Molto meno frivoli di quanto si potesse pensare i mitici Michael & Johnson Righeira (Stefano Righi e Stefano Rota, n.d.r.)
Oggi, mentre mi trovavo in un bar di Lugano, ho sentito che l’estate sta finendo. Lo percepisci nell’aria: l’atmosfera un po’ triste, di “bassa pressione”, come se ci si accingesse a vivere un cambiamento. Proprio pochi giorni fa riflettevo sul fatto che quest’anno, magari perchè la cosiddetta bella stagione è scoppiata molto tardi, questa sensazione che di solito avverto agli inizi del mese di agosto non mi aveva pervaso… e invece no: rieccola, come di consueto è arrivata a ‘rassicurarmi’ che certe cose non cambiano. Forse l’estate, al di là del clima, somiglia un po' ad un'illusione; o meglio: esiste, c’è, è “tangibile”… eppure sai che finisce. E così, nell’attesa che ritorni, fai mille progetti, come se dovesse succedere qualcosa di straordinario, una sorta di ‘incantesimo’ che ti cambi la vita e che, chissà perchè, forse proprio solo in quei tre mesipuò davvero avverarsi. Stagione per sognatori… fatto sta che al rientro mi sentivo un po’ come quando il 6 gennaio si disfa l’albero di Natale e si fanno le pulizie di casa; improvvisamente sembra che venga a mancare - si spera per poco - il sale di questa nostra esistenza: la Magia.
"Forrest Gump" di Robert Zemeckis è sicuramente uno di quei films che quasi tutti hanno visto, una pellicola che lascia il segno e non si dimentica facilmente. È stato un successo stratosferico, con entrate di quasi 700 milioni di dollari, tanto da risultare uno dei 50 films con il maggior incasso di tutti i tempi. Inutile dire che ha fatto incetta di Oscars, portandosene a casa ben 6, fra cui quello per il miglior film, regia ed attore protagonista (Tom Hanks). Sembra impossibile siano già passati 17 anni dalla sua uscita, eppure è così. Recentemente mi è capitato dirivederlo con la stessa emozione di allora anzi, oserei dire che l'ho apprezzato ancora di più. In effetti, oltre a raccontare in modo garbato e poetico un meraviglioso spaccato dell'America di ieri con lo stesso Forrest che parla di Elvis, dell'omicidio Kennedy e ancora, grazie ad una tecnologia all'epoca più che mai innovativa, addirittura "incontra" John Lennon piuttosto che il presidente Nixon, questa straordinaria pellicola lancia un prezioso messaggio-insegnamento che dovrebbe far riflettere sulla labilità del concetto di "normale", in una Società che già catalogava le persone in base al quoziente intellettivo ignorando come invece, neanche tanto raramente, ingenuità e volontà - meglio ancora se coadiuvate da un pizzico di fortuna - siano qualità altrettanto valide. Meravigliosa la Colonna Sonora: si passa dal rock di Elvis Presley e dei Doors, all'intimismo di Simon & Garfunkel, senza dimenticare Jimi Hendrix, i Beach Boys, Aretha Franklin... insomma: il meglio che si possa pretendere per rievocare l'atmosfera di quel periodo. Sublime la musica portante scritta dal compositore Alan Silvestri, che si colloca senza dubbio fra le migliori e più emozionanti mai sentite. Il cast del film è composto da quel Tom Hanks che forse più di ogni altro attore (prova ne siano gli Oscar vinti in carriera, uno dei quali proprio per il ruolo di Forrest) riesce a spaziare dal comico al drammatico con straordinaria naturalezza; insieme a lui un impagabile Gary Sinise nell'intensa parte del tenente Dan, reduce di guerra che ha perso entrambi gli arti inferiori nei combattimenti in Vietman. Con loro, fra gli altri, una 'veterana' come Sally Field nel ruolo della mamma di Forrest e la bellissima Robin Wright in quello dell'amore di sempre: Jenny. Le scene più rappresentative e che maggiormente fanno riflettere, oltre che commuovere, sono infinite, ma vorrei soffermarmi su quelle che personalmente ritengo imperdibili, tralasciandone alcune - sicuramente di grande effetto - che però, a mio giudizio, sono forse un po' troppo "hollywoodiane": quella di Jenny che sente il discorso del reduce Forrest e corre ad abbracciarlo fra uno scroscio di applausi, per esempio. Anche lievemente 'forzata' (a livello di dialogo) una Jenny morente che si rammarica di non essere stata fisicamente insieme a Forrest mentre viveva le sue "avventure"... e lui, tenerissimo, le risponde che in realtà 'lei c'era'. Decisamente da pelle d'oca è invece il primo incontro tra i due, sull'autobus, con lei che gli tende una mano mentre gli altri ragazzini, nel vederlo con delle grucce, lo scansano e lo discriminano crudelmente. Altra scena importante, e abbastanza straziante, quella in cui Jenny, vittima delle violenze di un padre sempre ubriaco, corre con l'amico in mezzo ad un prato e prega Dio di trasformarla in un uccellino, così da potersene volare via da quella situazione tanto angosciante. Di grande impatto anche le scene durante le quali il tenente Dan, durante un Capodanno trascorso con Forrest, porta a casa due prostitute che poi caccia in malomodo dopo che una di esse si prende gioco di Gump dandogli del ritardato; oppure ancora quando lo ringrazia per avergli salvato la vita (durante la Guerra del Vietman, Forrest portò il salvo il Tenente benché egli, resosi conto di non avere più le gambe, non lo volesse affatto). Deliziosamente romantico è invece il momento in cui Jenny chiede a Forrest quale sia il motivo per cui la segua di continuo quindi, nel sentirsi rispondere che lo fa perchè 'è la sua ragazza', si intenerisce e capendo quanto forte, straordinario ed unico sia il legame che li lega, non solo conferma, ma ribadisce che in un certo senso effettivamente 'lo è e lo sarà per sempre'. E ancora Jenny è la protagonista di due highlights molto significativi: quello in cui pensa al suicidio salendo sul cornicione del terrazzo di un albergo quando, dopo un festino di Capodanno a base di sesso e droga, si rende conto di come la sua esistenza stia ineluttabilmente sbandando e soprattutto quello in cui, passando di fronte alla casa dove visse col violento padre, sfoga tutta la sua rabbia prendendola a sassate poichè conscia del fatto che quanto subito da bambina l'abbia indelebilmente segnata, condizionando poi tutto il suo cammino. Fra le cose migliori aggiungerei inoltre la scena della morte della mamma di Forrest, che rassegnata e tutto sommato serena trova lo slancio di rincuorare il figlio sussurrandogli quello che diventerà il leitmotif del film, e cioè che dopotutto "la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita". Ma a colpirmi più di ogni altra è stata comunque la scena in cui Forrest, quasi sul finale, scopre di avere un figlio dalla sua Jenny e, dopo lo schock iniziale, le chiede se il bambino sia o meno intelligente, con lo sgomento dipinto in volto: l'ho trovata impareggiabile per il semplice fatto che descrive con sensibilità, poesia ed altruismo cosa abbia significato per Forrest non esserlo agli occhi degli altri, calvario che assolutamente non auspica per il proprio fanciullo. E per finire come non citare la piuma bianca che apre e chiude il film, delicatamente sospinta, forse a caso o forse no, da una brezza di vento che magari nient'altro è che il nostro destino. Indubbiamente, per tutte queste ragioni ed altre ancora, Forrest Gump si colloca come uno dei film più belli della storia del Cinema per contenuto, interpretazione, colonna sonora ed effetti speciali. Quando si dice un vero capolavoro...
Il tema portante della Colonna Sonora, magistralmente musicata da Alan Silvestri
"San Francisco" di Scott McKenzie è solo una delle canzoni che fanno parte di un doppio CD
uscito in contemporanea con il film.
Gary Sinise nei panni del tenente Dan, la cui interpretazione gli è valsa una nomination all'Oscar in qualità di miglior attore non protagonista; la prestigiosa statuetta è tuttavia stata conferita a Martin Laudau per il suo ruolo in "Ed Wood".
Cercando una nuova immagine per lo schermo del mio PC (un po' estiva ma che non fosse con le solite spiagge & palme), sfoglia che ti sfoglio ne ho trovata una che mi è piaciuta così tanto da indurmi a stamparla su carta speciale per poi farne un poster da appendere in camera. In particolare sono stato colpito dalla disarmante semplicità di questa bellissima foto: un bambino che sorride teneramente ad una piccola tartaruga, o testuggine che dir si voglia, ricambiato dal curioso sguardo del piccolo animaletto. Credo che di fronte ad un'immagine del genere scompaiano tutte le brutture di questo mondo e, anche se solo per un attimo, ci si possa fermare riflettendo su cosa siano veramente le piccole-grandi straordinarietà di questa nostra Vita. Pare infatti che davanti al sorriso rassicurante del fanciullo questa tartarughina non sia per niente intimorita, tutt'altro... i due sembrano in perfetta sintonia, proprio come fossero pronti a stringere amicizia! Empatia, gioia, fiducia, infinita innocenza e sorpresa... ecco la magia che traspare da questo simpatico e significativo scatto! Un po' come a Natale, quando i più piccini, inconsapevolmente saggi, aprono i loro regali pieni di stupore, perchè davvero non bisognerebbe smettere mai di stupirsi! Pertanto viva le foto raffiguranti meravigliose spiagge caraìbiche, quelle con i falò all'imbrunire, le coste assolate, i gabbiani che volano sopra agli scogli e via dicendo... ma viva ancor più l'emozione pulita di un lieto, inaspettato incontro.
Non sempre Raf raccoglie i miei consensi... Se da una parte non gli ho mai del tutto perdonato d'aver rinnegato quella stupenda "Self Control" che lo lanciò nel 1984, dall'altra non ho potuto non notare canzoni straordinarie come "Cosa resterà degli anni '80", piuttosto che "Stai con me", ecc. In definitiva lo trovo un artista molto sensibile e mi piace come descrive la vita, quindi acquisto quasi ogni suo album. Certo, non mancano brani che deludono, ma spesso se ne trovano alcuni di indiscutibile valore. Così è anche per "Numeri", la sua ultima fatica: 11 canzoni a partire dal brano-denuncia che dà il titolo al lavoro, dove canta con Nathalie di X-Factor e Frankie-Hi-NRG. Il suo meglio viene però fuori in canzoni che paion carezze, come "Senza Cielo", una poesia velata di toccante malinconia che rappresenta forse l'highlight dell'intero CD. Trascurabile, se non addirittura un po' banale, il singolo "Un'emozione inaspettata" mentre il cantante riprende il volo, e vola decisamente alto, quando parla di disincanto e di come, fondamentalmente, l'amore resti l'unico antidoto in grado di farti superare le difficoltà della vita (meravigliosa, in tal senso, "Un tempo indefinito"). Ottime anche "Oltre di noi" e "Il mio scenario" mentre, dal punto di vita musicale, il pezzo migliore è decisamente "Vertigine", dalle atmosfere rarefatte e sognanti, velatamente blues. Raf-finato.
"Vertigine" è fra le migliori canzoni presenti in "Numeri", il nuovo album di Raf (vero nome: Raffaele Riefoli, nato a Margherita di Savoia il 29 settembre 1959).
Ecco la tracklist dell'album: ‘Numeri’
‘Senza cielo’
‘Un’emozione inaspettata’
‘Nuovi mondi’
‘Oltre di noi’
‘Controsenso’
‘Un tempo indefinito’
‘Vertigine’
‘Il mio scenario’
‘Mai del tutto’
‘Ogni piccola cosa’